venerdì 19 aprile 2013
giovedì 4 aprile 2013
Storm Control su Cisco Catalyst 2960
Un "traffic storm", che possiamo riportare in italiano come "tempesta di traffico", è una situazione durante la quale il traffico che attraversa una LAN è talmente elevato da degradarne le prestazioni, con conseguente disservizio. Ovviamente, si tratta di un evento che è bene limitare per quanto possibile, utilizzando meccanismi di Storm Control da configurare sugli switch cui sono connessi host (possibili sorgenti di traffico anomalo). In questo tutorial vedremo come realizzare uno Storm Control su Catalyst Cisco della serie 2960, equipaggiati con IOS 12.2(35).
Lo Storm Control, così come implementato nello IOS Cisco, permette il controllo del traffico di tipo:
- broadcast;
- unicast;
- multicast.
Il funzionamento si basa sul conteggio dei pacchetti che vengono ricevuti su una determinata porta nell'intervallo di 1 secondo, utilizzando una delle seguenti metriche, per ciascuna delle tipologie di traffico:
- Larghezza di banda (bandwidth) utilizzata in percentuale rispetto al totale teorico disponibile (100%);
- Numero di pacchetti al secondo;
- Numero di bit al secondo.
Qualunque sia la metrica utilizzata, la porta viene bloccata quando il traffico raggiunge il limite superiore. La porta rimane in stato di blocco fino a che il traffico non scende al di sotto del limite inferiore, se definito. Se non è impostato alcun limite inferiore, il traffico viene bloccato finché non scende al di sotto del limite superiore. In generale, come è ovvio, più alto è il limite superiore e meno efficace sarà il meccanismo di Storm Control (un limite superiore del 20% consente meno traffico "storm" di un livello del 50%). Il grafico seguente mostra uno schema di traffico entrante in una porta su cui è configurato lo Storm Control.
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| Fonte: www.cisco.com |
Come è evidente, il traffico broadcast eccede il limite massimo impostato durante l'intervallo (durata = 1s) T1-T2 e T4-T5: ciò provoca l'azione dello Storm Control che blocca il traffico nei successivi intervalli temporali, rispettivamente T2-T3 e T5-T6.
Nei casi estremi, un limite superiore del 100% comporta che tutto il traffico è consentito, mente un valore dello 0% implica che tutto il traffico sarà bloccato. Per default, lo Storm Control è disabilitato e quindi tutto il traffico è consentito, ovvero è come se fosse impostato un limite superiore del 100%.
Lo Storm Control deve essere abilitato sullo interfaccie fisiche dello switch (anche EtherChannel); nell'esempio seguente si riporta la configurazione applicata su un range di porte di un Catalyst 2960, dove è stato necessario limitare il traffico di broadcast al 20% della larghezza di banda totale disponibile:
Switch(config)#interface range GigabitEthernet 0/1 - 20
Switch(config-if-range)#storm-control broadcast level 20
Switch(config-if-range)#storm-control action trap
L'ultimo comando specifica l'azione che deve essere intrapresa dallo switch quando viene raggiunto il limite superiore, scegliendo tra
- shutdown, che spegne la porta mettendola in error-disable;
- trap, che invia un trap SNMP.
Switch# show storm-control [interface-id] [broadcast | multicast | unicast]
Nel caso del Catalyst 2960 configurato nell'esempio questo è l'output prodotto dal comando:
Switch#show storm-control GigabitEthernet 0/5
Interface Filter State Upper Lower Current
--------- ------------- ----------- ----------- ----------
Gi0/5 Forwarding 20.00% 20.00% 0.00%
Per analizzare più approfonditamente il controllo del traffico sui Catalyst Cisco della serie 2960 si rimanda alla pagina ufficiale della documentazione.
mercoledì 3 aprile 2013
Scatti d'artista
Uno dei soggetti fotografici che prediligo maggiormente e che, volendo utilizzare una nomenclatura diffusa, può essere fatto ricadere nella cosiddetta fotografia "street", è senza dubbio "l'artista" e più precisamente "il pittore". Non importa se sta immortalando una persona, un paesaggio o facendo una caricatura, ciò che voglio è fissare nel tempo un'arte, un talento. Il soggetto di questi scatti è la mano dell'artista, ed in seconda battuta ciò che sta dipingendo. Inoltre, in questo genere di fotografia preferisco il bianco e nero, che mi permette di far risaltare maggiormente il soggetto, senza la confusione cromatica dello sfondo.
Lo scatto in alto a sinistra è stato fatto a Roma, e difatti l'artista sta dipingendo la Fontana di Trevi; quello in basso a destra è stato fatto in Canada, a Quebec City. Quest'ultimo mi piace particolarmente perché si potrebbe immaginare che la pittrice stia facendo un autoritratto di se da ragazza: infatti, come si nota dalle mani, non era proprio giovanissima. Un'altra cosa notevole, che poi è il motivo per cui ho voluto scattare questa foto, è lo sguardo intenso e penetrante del soggetto pittorico (per vederlo meglio consiglio di cliccare sulla foto per ingrandirla).Un pezzetto di storia dell'informatica
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| Fonte: apple-history.com |
Oggi, sistemando alcuni documenti in ufficio, mi capita fra le mani una copia del libro "Apple //c, che cosa è, a che cosa serve" di Danny Goodman, edizione Supernova del 1984. Il libro, a quanto mi risulta da una rapida ricerca in Internet, è praticamente introvabile e la premessa è addirittura di un certo Stephen G. Wozniak (Co-fondatore della Apple Computer, Inc. e inventore del primo computer Apple II); la riporto di seguito come memoria storica:
Fin dal principio gli elaboratori della famiglia Apple II sono stati grandi amici dei loro utenti. Essi si sono comportati magnificamente come strumenti di lavoro, hanno incantato tutti con i loro giochi appassionati e meravigliosi e con il software didattico. Hanno soddisfatto persino i più esigenti tra noi, quelli che continuavano a mettere alla prova le macchine fino ai limiti estremi. Man mano che tutti noi imparavamo che cosa dovesse essere un personal computer, l'Apple II continuava a svilupparsi e a migliorare.
L'Apple //c è l'ultimo nato della famiglia Apple II e sotto molti aspetti è la realizzazione di un nostro sogno, quello di creare un Personal computer che possa essere utilizzato ed apprezzato da tutti. Il //c si guadagnerà senz'altro il posto di leader tra i Personal computer e la principale ragione di questo successo sarete voi. L'esperienza di questi anni ci ha insegnato quali siano i desideri e le aspettative degli utenti degli Apple II: l'Apple //c è stato creato proprio come risposta a questi desideri. Per questo motivo, il //c eredita il potente hardware dell'Apple II ed è in grado di utilizzare migliaia di pacchetti software preparati per questa macchina. Oltre a questo, troverete molte novità sul //c, scaturite dall'immaginazione e dalla creatività dei migliori "cervelli" della Apple.
L'Apple //c rende l'elaborazione personale facile, accessibile e vantaggiosa. Il sistema è leggero - pesa soltanto poco più di tre kg - e lo potete perciò portare con voi dovunque, in qualunque momento. Quando avete terminato di usarlo in ufficio, portatelo a casa per giocare con gli amici e con la famiglia. Inoltre l'Apple //c si presenta bene, è molto potente ed è anche accessibile economicamente. Potete attivarlo in pochi minuti, imparare ad usarlo in poche ore ed utilizzarlo per anni. Siamo convinti che sarete veramente soddisfatti di possederlo.
Il mondo è cambiato dall'apparizione del primo Apple II, soltanto sei anni fa. A volte penso che la storia dello sviluppo della Apple - il più colossale "sogno" di successo americano - sia riuscita ad oscurare addirittura l'influenza che gli elaboratori hanno avuto su tutti noi. I calcolatori ci permettono di lavorare con più facilità, di dar sfogo alla nostra creatività, o semplicemente di divertirci. Tutto considerato, la mia maggiore soddisfazione, oggi, è questa: la libertà che i computer Apple hanno procurato a tanta gente.
Una cosa è certa: l'uso del Personal computer può essere divertente ed affascinante. Se ne avete uno, probabilmente, lo sapete già. Se invece accarezzate l'idea di comprarvi un Apple //c, è bene che sappiate che sarà una grande festa.
Per chi volesse sapere di quale computer sta parlando "Woz", basta leggere questa pagina. Si tratta di una macchina con 128 kB di RAM, espandibili fino ad 1 MB.
martedì 2 aprile 2013
802.1x su Catalyst 3750 utilizzando daloRADIUS
In questo tutorial viene descritta dapprima la procedura di installazione e configurazione di un server RADIUS, e successivamente il suo impiego per l'autenticazione di host collegati ad un Catalyst Cisco serie 3750 (multilayer switch). Il server RADIUS utilizzato è una implementazione di FreeRADIUS, denominata daloRADIUS, che fornisce dei semplici meccanismi di autenticazione configurabili da interfaccia web. L'intero sistema è scritto in PHP e JavaScript ed è dotato di un database abstraction layer che consente di impiegarlo con i backend maggiormente diffusi: MySQL, PostgreSQL etc.
Installare daloRADIUS su ESXi
Tutte le informazioni sul progetto sono reperibili all'indirizzo www.daloradius.com, compresa la virtual appliance pacchettizzata in formato OVA (Open Virtualization Archive). Per effettuare il deploy su un Hypervisor VMWare ESXi (nel mio caso versione 4.1) è necessario innanzitutto modificare il file .ovf interno al pacchetto OVA, descrivendo correttamente l'hardware utilizzato, come riportato nella procedura seguente:
Download del pacchetto OVA
Cliccando su questo link, raggiungibile anche dal sito www.daloradius.com, si può scaricare la versione corrente (ultimo aggiornamento settembre 2012) dell'appliance virtuale che nel mio caso ho copiato nella directory /home/marco/daloRADIUS del mio client Linux.
Modifica del contenuto del pacchetto OVA
Affinché il pacchetto OVA possa essere installato su un server VMWare ESXi (nel mio caso versione 4.1) è necessario modificarne il contenuto, e precisamente il file .ovf (Open Virtualization Format) per rappresentare correttamente l'hardware impiegato.
1. estrarre il contenuto del pacchetto OVA, tramite il seguente comando:
#marco@eulero ~/daloRADIUS tar xvf daloRADIUS\ VM.ova
che crea i seguenti file:
daloRADIUS VM-disk1.vmdk
daloRADIUS VM.mf
daloRADIUS VM.ova
daloRADIUS VM.ovf
daloRADIUS VM.mf
daloRADIUS VM.ova
daloRADIUS VM.ovf
2. Editare il file daloRADIUS VM.ovf:
#marco@eulero ~/daloRADIUS vim daloRADIUS\ VM.ovf
<vssd:VirtualSystemType>virtualbox-2.2</vssd:VirtualSystemType>
con
<vssd:VirtualSystemType>vmx-07</vssd:VirtualSystemType>
ed inoltre il seguente Item:
<Item>
<rasd:Address>0</rasd:Address>
<rasd:Caption>sataController0</rasd:Caption>
<rasd:Description>SATA Controller</rasd:Description>
<rasd:ElementName>sataController0</rasd:ElementName>
<rasd:InstanceID>5</rasd:InstanceID>
<rasd:ResourceSubType>AHCI</rasd:ResourceSubType>
<rasd:ResourceType>20</rasd:ResourceType>
</Item>
con questo:
<Item>
<rasd:Address>0</rasd:Address>
<rasd:Caption>SCSIController</rasd:Caption>
<rasd:Description>SCSI Controller</rasd:Description>
<rasd:ElementName>SCSIController</rasd:ElementName>
<rasd:InstanceID>5</rasd:InstanceID>
<rasd:ResourceSubType>Lsilogic</rasd:ResourceSubType>
<rasd:ResourceType>6</rasd:ResourceType>
</Item
#marco@eulero ~/daloRADIUS sha1sum daloRADIUS\ VM.ovf
e sostituire il valore calcolato nel file daloRADIUS VM.mf (manifest) nella riga che riporta la direttiva
SHA1 (daloRADIUS VM.ovf)= #VALORE CALCOLATO con sha1sum#
4. Ricreare il pacchetto OVA, dopo aver cancellato il file daloRADIUS VM.ova, tramite il seguente comando:
#marco@eulero ~/daloRADIUS ovftool daloRADIUS\ VM.ovf daloRADIUS\ VM.ova
A questo punto il pacchetto OVA è pronto per il deploy su ESXi: nel mio caso ho utilizzato l'apposita procedura prevista nel client VMWare VSphere Client (Deploy OVF Template...)
Configurazione minimale daloRADIUS
Dopo il deploy della virtual appliance su ESXi è possibile avviare la macchina virtuale che, dopo aver assunto un indirizzo IP mediante DHCP (è possibile, e ovviamente preferibile, configurarlo staticamente), è completamente configurabile via web aprendo la pagina http://<INDIRIZZO_IP_ASSEGNATO>, come mostrato dalla figura seguente:
Per tutte le informazioni relative alle password di default e alla configurazione di dettaglio di daloRADIUS si rimanda alla guida di amministrazione, scaricabile da questo link. Aggiungiamo semplicemente un utente, cliccando su "daloRADIUS Platform" per verificare successivamente l'autenticazione tramite protocollo dot1x su Catalyst Cisco.
Configurazione 3750 per autenticazione 802.1x
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| Fonte: www.cisco.com |
Di seguito l'elenco dei comandi da impartire allo switch per abilitare l'autenticazione dot1x su server RADIUS che, nel mio caso, è stato configurato con l'indirizzo IP statico 192.168.0.98/24 e password pass123:
1. Abilitare AAA:
Switch(config)# aaa new-model
2. Definizione di un server RADIUS esterno:
Switch(config)# radius server host 192.168.0.99 key pass123
3. Definizione di un metodo di autenticazione per 802.1x:
Switch(config)# aaa authentication dot1x default group radius
4. Abilitazione di 802.1x sullo switch:
Switch(config)# dot1x system-auth-control
5. Configurazione della porta che adotterà l'autenticazione 802.1x
Switch(config)# interface Gi1/0/2
Switch(config)# dot1x port-control auto
Il comportamento di default delle porte dove è abilitata l'autenticazione 802.1x è force-authorized, ovvero lo switch è forzato ad autorizzare il traffico di qualunque client si connette, mentre la direttiva auto (come nel mio caso), obbliga il client ad autenticarsi, mediante opportuna applicazione e/o configurazione.
6. Salvataggio della running-config
Switch# copy running-config startup-config
5. Configurazione della porta che adotterà l'autenticazione 802.1x
Switch(config)# interface Gi1/0/2
Switch(config)# dot1x port-control auto
Il comportamento di default delle porte dove è abilitata l'autenticazione 802.1x è force-authorized, ovvero lo switch è forzato ad autorizzare il traffico di qualunque client si connette, mentre la direttiva auto (come nel mio caso), obbliga il client ad autenticarsi, mediante opportuna applicazione e/o configurazione.
6. Salvataggio della running-config
Switch# copy running-config startup-config
martedì 11 settembre 2012
Cicloraduno "Io sto con Telethon" 2012
In bici per essere d'aiuto e sostenere chi lotta contro la malattia. Torna per il sesto anno consecutivo la ciclo passeggiata e il ciclo raduno "IO STO CON TELETHON". La manifestazione sportiva umanitaria, con il Patrocinio del Comune di Palestrina, è organizzata dalla sezione ciclistica dell'Università di Tor Vergata per raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica sulle malattie genetiche e la distrofia muscolare, un impegno che oramai Telethon porta avanti, con risultati straordinari, da più di vent' anni.
Leggi il comunicato completo sul sito del Comune di Palestrina.
martedì 21 agosto 2012
Sea Sunrise
Calabria, Bovalino Marina, poco dopo le sei del mattino: non mi definisco un vero e proprio amante del mare, ma spettacoli come questo me lo fanno apprezzare sotto - per l'appunto - una luce diversa. Inoltre, la spiaggia era deserta e mancavano i rumori (leggi chiasso) tipici di una giornata estiva.
Per fortuna eravamo accampati a poche decine di metri dalla spiaggia, quindi non ho dovuto fare la solita alzataccia, necessaria se si vuole arrivare prima del sorgere del sole, quando il cielo inizia a colorarsi con toni di rosso, arancione, blu, quasi come se un pittore immaginario si stesse divertendo con la sua tavolozza.
La barca, che si interpone tra il punto di ripresa ed il sole nascente, fornisce l'elemento di rottura dello scatto che, altrimenti, sarebbe risultato "piatto".
La barca, che si interpone tra il punto di ripresa ed il sole nascente, fornisce l'elemento di rottura dello scatto che, altrimenti, sarebbe risultato "piatto".
giovedì 12 luglio 2012
Ritorno al passato - Chinon CM-4
Qualche giorno fa ho ricevuto in prestito una vecchia reflex analogica 35mm, la Chinon CM-4 prodotta a partire dal 1980, che vedete nella foto di seguito (fonte: www.thecamerasite.net).
I comandi a disposizione sono ridotti allo stretto indispesabile: non ha l'autoscatto (introdotto nel modello CM-4s), non ha la compensazione dell'esposizione, non ha la preview della profondità di campo, non ha alcun tipo di gestione delle priorità né - tantomeno - alcuna impostazione automatica...ma ha l'ineguagliabile fascino del vintage e del controllo totalmente manuale dei parametri di scatto. L'unica agevolazione è la presenza di un esposimetro TTL (Center weighted, con misurazione a prevalenza centrale) che, attraverso tre led posti esternamente a sinistra del mirino, indica se la scena ripresa è esposta correttamente o meno. L'esposimetro e i led hanno bisogno di due batterie a bottone tipo LR44 che si innestano nella parte inferiore del corpo macchina. La velocità dell'otturatore può variare da 1s a 1/1000s, ed è possibile utilizzare la posa "B". Il mirino ha una copertura del 92%. La sensibilità della pellicola può essere impostata da 25 a 1600 ASA. L'apertura del diaframma invece è gestibile dall'apposita ghiera degli obiettivi compatibili, che devono avere innesto K-Mount (Pentax). La semplicità costruttiva e la mancanza di fronzoli si traducono anche in leggerezza: il corpo macchina ha un peso di soli 455 grammi.
Il funzionamento dell'esposimetro TTL tramite i tre led posti a fianco del mirino è semplice ed intuitivo; se si accende la luce rossa in alto stiamo sovraesponendo, se si accende la luce rossa in basso stiamo sottoesponendo, se si accende la luce verde al centro la scena è correttamente esposta. Di quanti stop sia la sotto o sovra esposizione non è dato saperlo, ma con un pochino di pratica e soprattutto guardando il risultato finale stampato si riescono ad effettuare le regolazioni per ottenere risultati soddisfacenti.
Il funzionamento dell'esposimetro TTL tramite i tre led posti a fianco del mirino è semplice ed intuitivo; se si accende la luce rossa in alto stiamo sovraesponendo, se si accende la luce rossa in basso stiamo sottoesponendo, se si accende la luce verde al centro la scena è correttamente esposta. Di quanti stop sia la sotto o sovra esposizione non è dato saperlo, ma con un pochino di pratica e soprattutto guardando il risultato finale stampato si riescono ad effettuare le regolazioni per ottenere risultati soddisfacenti.
Ho ricevuto in dotazione anche queste ottiche:
- 50mm f/1.9 (Chinon), quello che si vede montato in figura
- doppia focale 28mm f/3.5 - 35mm f/3.8 (Soligor)
- 80-200 f/4.5 (Mitakon)
Sto utilizzando prevalentemente il 50mm per ritratti, è una lente molto luminosa che consente di realizzare ottimi sfocati con profondità di campo ridotta. Sono nato con la fotografia analogica (Zenit, Polaroid, Nikon), ora sono prevalentemente digitale (Nikon), ma domani - chissà - potrei tornare alle origini!
Nella borsa della fotocamera c'era anche un rullino Kodak Gold 100, che andava sviluppato entro ottobre 2006! Vediamo cosa esce fuori.
Nella borsa della fotocamera c'era anche un rullino Kodak Gold 100, che andava sviluppato entro ottobre 2006! Vediamo cosa esce fuori.
Cenni storici e dati tecnici
Manuale di istruzioni
giovedì 17 maggio 2012
Aggiornamento Nagios 3.3.x -> 3.4.x
Di seguito riporto la (semplicissima) procedura di aggiornamento del sistema di monitoraggio Nagios dalla versione 3.3.x alla 3.4.x, prendendo come base il sistema operativo Ubuntu Linux 10.04.4 LTS.
Attenzione: la procedura descritta è valida anche per l'aggiornamento dalla versione 3.4.x alla 3.5.x (testata su Ubuntu Linux 10.04.4 LTS).
1. effettuare il backup dell'intera cartella Nagios che, nel mio caso, è situata in /usr/local/nagios/:
# sudo cd /usr/local/
# sudo tar cvfz nagios.tgz nagios/
2. scaricare il .tar.gz dell'ultima versione di Nagios da http://www.nagios.org/download/, ad oggi la 3.4.1, ed estrarne il contenuto, ad esempio nella root di sistema:
# sudo cd /root
# sudo tar xvfz nagios-3.4.x.tar.gz
3. il comando precedente ha come effetto la creazione della cartella nagios, nella quale dobbiamo entrare e lanciare lo script di configurazione di Nagios:
# sudo cd /root/nagios
# sudo ./configure --with-command-group=nagcmd
4. compiliamo il codice sorgente di Nagios, sempre rimanendo nella cartella /root/nagios:
# sudo make all
5. installiamo il codice appena compilato:
# sudo make install
6. dopo l'installazione, è necessario verificare che il precedente file di configurazione sia ancora valido, tramite il comando seguente:
# sudo /usr/local/nagios/bin/nagios -v /usr/local/nagios/etc/nagios.cfg
7. infine, riavviamo il servizio:
# sudo service nagios restart
lunedì 23 agosto 2010
Diario di viaggio: Canada - Ontario e Québec
Durata del viaggio: dal 17/07/2010 al 31/07/2010
Km percorsi in macchina: circa 2000
Km percorsi a piedi: tanti!
Posti visitati: Toronto, Niagara Falls, Niagara on the lake, Kingston, Rigaud (Sucrerie de la montagne), Saint Alexis des monts (Hotel sul lago Sacacomie), Quebec City, Tadoussac, Montreal
Costo: 5.800,00 euro (volo, macchina, pernottamenti, pasti, souvenir).
1° Giorno - 17 luglio 2010: Arrivo a Toronto
Arriviamo nei tempi previsti all'aeroporto internazionale "Pearson" di Toronto dopo quasi 10 ore di volo non proprio comodissime (Air Transat sconsigliato per i voli transoceanici) ma tutto sommato tranquille e senza tanti scossoni. Durante il volo facciamo la conoscenza con un signore italiano che da 20 anni vive a Toronto (originario di Taranto), che ci da qualche informazione sulla città, sulle abitudini e sulla cultura canadesi. I bagagli ci vengono consegnati dopo pochissimi minuti di attesa e ci dirigiamo subito a ritirare la macchina: un grosso SUV Mitsubishi (noleggiato con la ottima Alamo) con il cambio sequenziale al quale ci abituiamo dopo pochi minuti di guida. Abbiamo in dotazione anche un navigatore satellitare Garmin che, nonostante non sia il massimo per usabilità e ricezione del segnale, ci porta alla nostra prima destinazione: l'Hotel Marriot situato nel centro cittadino. La stanza è davvero enorme (King Size Bed) e abbiamo una bella visuale sulla chiesa dietro l'albergo, la Holy Trinity Church. Dopo poco, affamati, usciamo alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. A pochi minuti dall'albergo troviamo un pub stile irlandese dove prendiamo un classico: birra, hamburger e patatine fritte. Il nostro tavolo affaccia direttamente su una delle strade del centro e cominciamo già ad abituarci ai suoni e all'architettura cittadini, che ci sembrano molto "americani". Altra caratteristica del Canada che poi ci ha accompagnato per tutto il viaggio è la presenza dell'aria condizionata altissima in tutti i locali, tanto che in alcuni casi era necessaria una felpa. Dopo cena torniamo subito in albergo perché l'indomani ci aspetta il tour cittadino con tante cose da vedere.
2° Giorno - 18 luglio 2010: Tour cittadino di Toronto
La mattina del primo giorno in Canada ci svegliamo prestissimo, forse anche a causa del fuso orario (-6 ore rispetto all'Italia), ci prepariamo per il tour e usciamo per fare colazione, che non abbiamo prenotato in albergo (costosissima, circa 15 CAD a persona). Ci fermiamo in uno degli onnipresenti Starbucks e inizio la mia difficile relazione con il caffè americano! Dopo colazione iniziamo il giro cittadino: passiamo di fronte all'Università, attraversiamo Chinatown (sembra davvero di essere in Cina!), ci soffermiamo ad ammirare gli innumerevoli contrasti architettonici della città: grattacieli altissimi vicini ad edifici e chiese in stile coloniale, che tuttavia convivono senza infastidire più di tanto il senso estetico (almeno secondo noi). Arriviamo in Nathan Square, una delle più grandi ed importanti piazze cittadine, dove è in corso un festival di cultura thailandese: suoni, colori, danze e cibo di un paese lontano. Dopo aver mangiato qualcosa (immancabile panino e birra) ci incamminiamo verso uno dei simboli cittadini, la CN Tower: è la più alta torre per telecomunicazioni del mondo. Solo Valentina sale fino al "Glass Floor", a 347 metri di altezza; io non sono salito perché...ehm...soffro di vertigini. La particolarità del Glass Floor è che parte del pavimento è costituita da vetri molto spessi su cui si può camminare sopra, avendo la sensazione di essere sospesi nel vuoto (io non potrei mai farlo!); da quell'altezza si può ammirare una splendida visuale del lago Ontario, fino addirittura alla città di Detroit negli USA. Dopo la visita alla CN Tower torniamo verso l'albergo e ci fermiamo all'Eaton Centre, un enorme centro commerciale che la nostra Lonely Planet suggeriva di visitare: nulla di particolarmente interessante, se non per le dimensioni davvero imponenti. Intorno alle 17.30 riprendiamo la macchina e ci mettiamo sulla strada per Niagara Falls, dove arriviamo dopo circa due ore d'autostrada (il limite di velocità sulle autostrade canadesi è di 100 km/h, e viene rispettato). Arrivati a Niagara Falls troviamo quasi subito il nostro B&B, Emerald Falls (parcheggio riservato per gli ospiti), situato in una tranquilla zona residenziale, con le classiche case a due piani e giardino antistante curatissimo. La proprietaria del nostro B&B, Susan Bressette, è molto simpatica e ci accompagna subito nella nostra camera, grande e pulita. Usciamo quasi subito destinazione cascate del Niagara (anche se ormai è quasi buio), che distano una ventina di minuti a piedi. Avvicinandoci alle cascate iniziamo a sentire il rumore dell'acqua, che ci fa intuire la maestosità di quello che ci aspetta, prima ancora di vederlo. Dopo essere passati sotto il ponte che collega il Canada agli USA, il primo versante delle cascate che ci si para davanti è quello statunitense, il meno spettacolare, anche se l'unico illuminato con fari multicolore; la vista è davvero impressionante, anche se con il buio non lo si apprezza completamente. Il versante americano delle cascate è formato dalle "american falls", più grandi, e dalle "bridal veil falls", più piccole, per una estensione di 323 metri ed un'altezza di 58 metri (anche se il salto nel versante americano è di soli 21 metri a causa della presenza di rocce oltre il bordo). Poco più avanti intravediamo il versante canadese delle cascate, dette anche anche "canadian falls" o "Horseshoe Falls", a ferro di cavallo, per la loro particolare conformazione. A causa del buio, della mancanza di illuminazione e della nebbia (mist) formata dalla caduta dell'acqua non vediamo benissimo gli 800 metri di estensione del versante e i 58 metri del salto, e riusciamo solo ad intuire quello che ci aspetterà l'indomani con la luce del giorno. Lo spettacolo mozzafiato che la natura ci offre è rovinato dalla presenza dei grattacieli circostanti, soprattutto nel versante canadese. Intorno alle 22, come ci aveva detto Susan, iniziano i fuochi d'artificio, che in una cornice del genere sono molto più suggestivi. Verso le 22.30, finiti i fuochi, riprendiamo la via del nostro B&B.
3° Giorno - 19 luglio 2010: Niagara Falls e Niagara on the lake
Dopo la colazione che ci ha preparato Susan, ottima e abbondante (toast, sciroppo d'acero, frutta, uova) partiamo alla ricerca di un adattatore di corrente per le prese canadesi, che abbiamo dimenticato di acquistare in Italia: proviamo ai grandi magazzini WalMart, Zellers, ma senza risultato; probabilmente resteremo con i cellulari scarichi per tutta la durata del viaggio. Fortunatamente la macchina fotografica riesco comunque a caricarla perché l'ho acquistata negli Stati Uniti e la spina dell'alimentatore è adatta alle prese canadesi. Verso l'ora di pranzo ci dirigiamo verso l'entrata del "Maid of the Mist", ovvero la gita con il battello che ci porterà fin sotto le Horseshoe Falls! Dopo aver acquistato il biglietto ci viene dato un impermeabile blu e, dopo una ventina di minuti di attesa, saliamo finalmente sul battello e ci posizioniamo sulla prua, dove lo spettacolo ci aspettiamo che sia ancora più impressionante. Il battello fa una prima sosta di fronte alle "American Falls", e già cominciano ad arrivare le prime gocce d'acqua: anche se il salto è di "soli" 21 metri il boato e la potenza dell'acqua lasciano davvero a bocca aperta. Dopo qualche minuto il battello riprende il cammino verso le Horseshoe Falls e cominciamo a immergerci nella nebbia d'acqua causata dalla caduta dell'acqua; il battello, nel frattempo, comincia ad ondeggiare...ma non è finita qui perché, con i motori al massimo, ci spingiamo ancora più avanti, e comincia il vero spettacolo: siamo letteralmente circondati da un muro d'acqua, c'è un rumore assordante e sembra di essere in mezzo ad una temporale estivo (meno male che ci hanno dato l'impermeabile!); purtroppo con le sole parole è difficile spiegare questa esperienza, una delle più belle e suggestive che abbiamo fatto. Dopo un tempo che a noi è sembrato infinito (ma in realtà sono passati pochi minuti), il battello riprende la strada del ritorno ed usciamo dal "temporale", felici e soddisfatti di aver quasi toccato con mano quello che la natura, qui, è riuscita a creare. Dopo aver pranzato con il consueto panino tacchino e pollo acquistiamo i biglietti per il percorso "Journey behind the Falls", che però inizierà solo nel tardo pomeriggio, per cui perdiamo tempo nella miriade di negozi (prevalentemente di souvenir) che ci sono nei dintorni delle cascate. Quando arriva il nostro turno per la visita ci mettiamo in fila e, anche qui, ci viene dato l'impermeabile, stavolta di colore giallo. Dopo poco prendiamo un ascensore che ci porta alla prima tappa del percorso: una sorta di terrazzo dal quale si possono osservare le cascate dal basso ammirandone davvero la potenza, potendo stare a pochi metri dal muro d'acqua. Il percorso prosegue attraverso dei cunicoli scavati nella roccia dietro le cascate dove, in due punti, ci sono delle aperture che consentono di vedere la parte posteriore delle cascate: solo un boato assordante e la vista dell'acqua che cade. In definitiva, è molto più divertente "Maid of the Mist" che "Journey behind the Falls" perché permette di apprezzare maggiormente la reale imponenza delle cascate. Dopo la visita torniamo al B&B stremati per il caldo, l'umidità e le lunghe camminate. Subito dopo un breve riposo ripartiamo alla volta di Niagara on the Lake, percorrendo la panoramica e bellissima Niagara Parkway, che costeggia tantissime aziende vinicole tenute in modo davvero esemplare. Arrivati a Niagara on the Lake (la prima capitale dell'"Upper Canada") ci sembra quasi di immergerci in un set cinematografico: case a due piani di legno, viali alberati, negozi che vendono di tutto, dai dolci all'abbigliamento. In giro c'è pochissima gente, e ci godiamo una bella passeggiata fra gli edifici ottocenteschi, restando prevalentemente nel centro cittadino (anche perché la stanchezza inizia davvero a farsi sentire). Ceniamo in un Guinness Pub locale per poi fare ritorno al B&B.
4° Giorno - 20 luglio 2010: Arrivo a Kingston
Colazione al solito buonissima: waffle e pancake con fragole e sciroppo d'acero. Susan ci prepara addirittura un sacchetto per il viaggio con i dolci! Partiamo alle 10:00 da Niagara Falls e arriviamo alle 15:00 in una piovosa e grigia Kingston; nulla di eccezionale durante il viaggio in autostrada: 100 km/h (rispettiamo i limiti!) fissi e camion che sorpassano a destra e sinistra. Troviamo quasi subito il B&B, Summer House Inn, situato vicino al porto. La camera è pulita e grande, forse l'unico punto a sfavore di questo B&B è la proprietaria, Joan, non proprio simpaticissima e un pochino rigida. Dopo esserci sistemati ed aver parcheggiato la macchina (il B&B dispone di parcheggio per gli ospiti) usciamo per un primo giro della città: ci dirigiamo verso il porto dove è possibile fare una bella passeggiata ammirando il lago Ontario e le "Thousand Island", un arcipelago formato da migliaia di isole e isolotti. Continuiamo il nostro giro per Kingston, detta anche la "Limestone City" ovvero la città calcarea, per le caratteristiche costruzioni realizzate, appunto, in pietra calcarea. Passiamo di fronte al maestoso City Hall, uno dei più belli ed eleganti edifici storici cittadini, che ricorda il periodo in cui Kingston era la capitale delle Province Unite del Canada. Visitiamo successivamente la caratteristica gastronomia Cooke's Fine Foods, con banconi di legno, nella quale si possono trovare prodotti culinari di ogni genere, dallo sciroppo d'acero alla marmellata, dal caffè alla cioccolata: l'odore, soprattutto di caffè, presente nel negozio è davvero invitante. Torniano per qualche ora al B&B per riposarci un pochino prima della cena, che anche strasera, probabilmente, sarà a base di hamburger e patatine fritte, per la gioia del fegato...Come volevasi dimostrare ceniamo in un Guinness Pub, il Tucano, che avevamo visto durante il nostro giro pomeridiano. Dopo cena facciamo una passeggiata nei dintorni del City Hall, che di notte, illuminato, è davvero molto suggestivo. Assistiamo inoltre all'esibizione di una ragazza che suona la cornamusa nei dintorni del porto, davvero bravissima: uno spettacolo insolito. Dopo l'esibizione torniano, stanchi ma soddisfatti della giornata, al nostro B&B.
5° Giorno - 21 luglio 2010: Thousand Islands e arrivo a Rigaud
La colazione al B&B è davvero ottima: frutta fresca (immancabili mirtilli, lamponi e fragole), french toast e succo d'arancia. Dopo aver fatto colazione usciamo e ci dirigiamo verso il porto, prendiamo i biglietti per la "Thousand Islands cruise" (la crociera alle "mille isole" del fiume San Lorenzo) e aspettiamo nei dintorni del molo che parta il nostro battello, ingannando il tempo fotografando il City Hall (che è proprio di fronte al porto) e i tantissimi scoiattoli che si aggirano curiosi sui prati circostanti. All'orario previsto saliamo sul nostro battello, la "Island Belle" (replica di una imbarcazione a vapore del passato) e iniziamo la nostra crociera: nulla di particolarmente interessante, tanto vento, tante barche a vela, tanti isolotti e innumerevoli pale per la produzione di energia eolica; le uniche attrattive degne di nota, secondo noi, sono la "Mandalay Mansion", una bellissima residenza sulle sponde del fiume, e la vista degli edifici storici della vecchia Kingston, tra cui il Royal Military College. La crociera dura complessivamente un'ora e mezzo. Dopo la crociera (sono ormai le 13:00) recuperiamo la macchina e partiamo alla volta di Rigaud, in Québec (comincia quindi la parte francofona del nostro viaggio). Percorriamo un tratto della Thousand Island Parkway, che costeggia il fiume San Lorenzo, e poi la Highway 401 con la quale arriviamo a Rigaud intorno alle 17:00. Arrivati in paese seguiamo le indicazioni per la "Sucrerie de la montagne", cui si arriva percorrendo una stradina in salita stretta e tortuosa, benché asfaltata. Arrivati all'ingresso della Sucrerie ci accorgiamo da subito che si tratta di un posto fuori dal tempo (grazie ai nostri amici Barbara e Martin per avercelo consigliato!): il viale di ingresso è fiancheggiato da stalle in legno e un recinto in cui pascolano due bellissimi cavalli; proseguendo arriviamo in uno spiazzo circondato da case costruite completamente in legno e vicino a quella che sembra l'entrata principale c'è una sorta di "salotto" con poltrone in legno che circondano un grosso pentolone di rame...la cosa un pochino inquietante è che in giro non c'è anima viva, e nessuno si affaccia per vedere chi sia appena arrivato. Entriamo e ci viene incontro una ragazza alla quale facciamo vedere la nostra prenotazione, e subito dopo ci indica dove si trova il nostro alloggio: è praticamente la casa di legno più lontana, completamente immersa nel bosco di aceri che circonda la Sucrerie che, oltre ad essere una sorta di albergo, produce anche il rinomato e conosciutissimo sciroppo d'acero, rivacato dalla linfa dell'albero omonimo seguendo solo un processo di concentrazione tramite bollitura (per un litro di sciroppo sono necessari 40 litri di linfa!). La nostra "casetta nel bosco" è su due piani e costruita completamente in legno, di fronte abbiamo la legnaia, ora completamente rifornita in attesa del rigido inverno. Non ci sono luci (solo un lumino che indica l'ingresso) o altre case intorno a noi, solo il bosco e la legna, sembra il set cinematografico di un film dell'orrore! Entriamo in casa e ci ritroviamo nel soggiorno in cui c'è un bellissimo caminetto, divano e poltrone di legno con una sorta di pelle di pecora sopra, un cucinino e il bagno, quest'ultimo evidentemente ricavato in un momento successivo alla costruzione della casa. Al piano superiore, dove si arriva salendo una stretta e ripidissima scala (manco a dirlo di legno e tutta cigolante), c'è la camera da letto e un secondo bagno. Tutti i dettagli sono molto curati e sembra davvero di aver fatto un tuffo nel passato! Dopo un breve riposo ci prepariamo per la cena, che ci verrà servita nella costruzione principale della Sucrerie. Ci sediamo in una grande sala con tavoli in legno e oggetti di ogni tipo, prevalentemente attrezzi agricoli, appesi alle pareti. La nostra cena, come avevamo richiesto nella prenotazione, è completamente a base di sciroppo d'acero (o cotto con salsa di sciroppo d'acero): salsicce, polpette, torta rustica, sufflè di uova, pancetta, riso, fagioli...tutto buonissimo! Il personale della sucrerie è gentile e molto cordiale (parlano sia francese che inglese). Dopo cena facciamo una breve passeggiata nei dintorni della Sucrerie e scattiamo un po' di foto al calare della luce, in uno scenario naturale davvero suggestivo. Poco dopo, prima che faccia buio, torniamo verso la nostra casetta; stanotte forse dormiremo tranquilli nel silenzio più assoluto, senza il rumore delle macchine che passano.
6° Giorno - 22 luglio 2010: Arrivo a Saint Alexis des Monts (lago Sacacomie)
Passiamo una notte non proprio tranquillissima dentro la nostra casetta di legno a causa della pioggia incessante, il cui rumore si sente molto forte in camera. La colazione è a base di burro d'acero (crema spalmabile tipo nutella) e molto abbondante. Dopo colazione abbiamo chiesto alla ragazza che ci ha servito se fosse possibile acquistare prodotti a base d'acero, e subito ci accompagna nel vicino negozietto (sempre all'interno della Sucrerie) dove non abbiamo che l'imbarazzo della scelta: compriamo naturalmente lo sciroppo e qualche vasetto di burro. Partiamo intorno alle 11:00 destinazione Saint Alexis des Monts, dove ci aspetta l'albergo di legno sul lago Sacacomie! Per il pranzo decidiamo di comprare frutta e panini: solita tappa da Wal-Mart e da IGA. Dopo qualche ora di viaggio, alle 15:30, arriviamo a Saint Alexis des Monts e, finalmente, all'albergo Sacacomie...il posto è veramente mozzafiato, all'altezza di tutte le foto e i commenti che avevamo visto prima della partenza: l'albergo è completamente immerso nel bosco e sovrasta il meraviglioso e calmo lago sottostante. Una gentilissima receptionist, che parlava anche un pochino d'italiano, ci ha dato le chiavi della nostra stanza, la 119, che per nostra fortuna è una di quelle con affaccio direttamente sul lago, dove possiamo godere di una vista stupenda (la foto in alto è stata fatta dal balcone)! La camera è completamente in legno e restituisce una sensazione di calore e accoglienza pur non essendo grandissima, ma assolutamente adatta a due persone. Dopo aver posato le valigie decidiamo di usufruire subito dell'ingresso in piscina, compreso nel costo del nostro soggiorno. La piscina, con veduta sul lago, è riscaldata e l'esperienza è davvero fantastica...anche perché in quel momento c'erano pochissime persone. Dopo il bagno, essendoci ancora un pochino di sole, decidiamo di sdraiarci sulla balconata collegata alla piscina, godendoci gli ultimi caldi raggi serali. La cena, a buffet, è stata servita alle 20:00 ma, dobbiamo essere sinceri, non è risultata nulla di particolare: patate con tantissimo aglio, carne non proprio cotta al punto giusto...insomma avremmo quasi fatto il cambio con hamburger e patatine :)...ma è l'unica nota stonata della giornata. Dopo la cena subito a letto perché l'indomani ci aspettano tante attività all'aria aperta.
7° Giorno - 23 luglio 2010: Saint Alexis des Monts
Continua...spero presto...qualche tempo fa ho subito il furto dello zainetto nella mia auto, che conteneva il diario di viaggio! :( Per ora sto cercando di ricostruire le giornate utilizzando le fotografie...anche se non è assolutamente facile ricordarsi tutti i particolari!
mercoledì 16 settembre 2009
Cicloraduno Telethon 2009
Il prossimo 11 ottobre a Palestrina (RM) si terrà il terzo cicloraduno organizzato dalla sezione ciclistica dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", in collaborazione con la ASD Polisposrtiva d'Ateneo. Scopo della manifestazione sportiva è quello di raccogliere fondi per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche e la distrofia muscolare.
Per ulteriori informazioni:
Per ulteriori informazioni:
Jurassic Park

In un pomeriggio di fine estate, se vi capita di passare per i pratoni del Vivaro, potreste imbattervi in un pericolosissimo esemplare di T-Rex nano, del quale vi riporto un documento fotografico esclusivo (taken with Nikon D60)!
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