mercoledì 3 aprile 2013

Scatti d'artista

Uno dei soggetti fotografici che prediligo maggiormente e che, volendo utilizzare una nomenclatura diffusa, può essere fatto ricadere nella cosiddetta fotografia "street", è senza dubbio "l'artista" e più precisamente "il pittore". Non importa se sta immortalando una persona, un paesaggio o facendo una caricatura, ciò che voglio è fissare nel tempo un'arte, un talento. Il soggetto di questi scatti è la mano dell'artista, ed in seconda battuta ciò che sta dipingendo. Inoltre, in questo genere di fotografia preferisco il bianco e nero, che mi permette di far risaltare maggiormente il soggetto, senza la confusione cromatica dello sfondo.

Lo scatto in alto a sinistra è stato fatto a Roma, e difatti l'artista sta dipingendo la Fontana di Trevi; quello in basso a destra è stato fatto in Canada, a Quebec City. Quest'ultimo mi piace particolarmente perché si potrebbe immaginare che la pittrice stia facendo un autoritratto di se da ragazza: infatti, come si nota dalle mani, non era proprio giovanissima. Un'altra cosa notevole, che poi è il motivo per cui ho voluto scattare questa foto, è lo sguardo intenso e penetrante del soggetto pittorico (per vederlo meglio consiglio di cliccare sulla foto per ingrandirla).

Un pezzetto di storia dell'informatica

Fonte: apple-history.com
Oggi, sistemando alcuni documenti in ufficio, mi capita fra le mani una copia del libro "Apple //c, che cosa è, a che cosa serve" di Danny Goodman, edizione Supernova del 1984. Il libro, a quanto mi risulta da una rapida ricerca in Internet, è praticamente introvabile e la premessa è addirittura di un certo Stephen G. Wozniak (Co-fondatore della Apple Computer, Inc. e inventore del primo computer Apple II); la riporto di seguito come memoria storica:


Fin dal principio gli elaboratori della famiglia Apple II sono stati grandi amici dei loro utenti. Essi si sono comportati magnificamente come strumenti di lavoro, hanno incantato tutti con i loro giochi appassionati e meravigliosi e con il software didattico. Hanno soddisfatto persino i più esigenti tra noi, quelli che continuavano a mettere alla prova le macchine fino ai limiti estremi. Man mano che tutti noi imparavamo che cosa dovesse essere un personal computer, l'Apple II continuava a svilupparsi e a migliorare.
L'Apple //c è l'ultimo nato della famiglia Apple II e sotto molti aspetti è la realizzazione di un nostro sogno, quello di creare un Personal computer che possa essere utilizzato ed apprezzato da tutti. Il //c si guadagnerà senz'altro il posto di leader tra i Personal computer e la principale ragione di questo successo sarete voi. L'esperienza di questi anni ci ha insegnato quali siano i desideri e le aspettative degli utenti degli Apple II: l'Apple //c è stato creato proprio come risposta a questi desideri. Per questo motivo, il //c eredita il potente hardware dell'Apple II ed è in grado di utilizzare migliaia di pacchetti software preparati per questa macchina. Oltre a questo, troverete molte novità sul //c, scaturite dall'immaginazione e dalla creatività dei migliori "cervelli" della Apple.
L'Apple //c rende l'elaborazione personale facile, accessibile e vantaggiosa. Il sistema è leggero - pesa soltanto poco più di tre kg - e lo potete perciò portare con voi dovunque, in qualunque momento. Quando avete terminato di usarlo in ufficio, portatelo a casa per giocare con gli amici e con la famiglia. Inoltre l'Apple //c si presenta bene, è molto potente ed è anche accessibile economicamente. Potete attivarlo in pochi minuti, imparare ad usarlo in poche ore ed utilizzarlo per anni. Siamo convinti che sarete veramente soddisfatti di possederlo.
Il mondo è cambiato dall'apparizione del primo Apple II, soltanto sei anni fa. A volte penso che la storia dello sviluppo della Apple - il più colossale "sogno" di successo americano - sia riuscita ad oscurare addirittura l'influenza che gli elaboratori hanno avuto su tutti noi. I calcolatori ci permettono di lavorare con più facilità, di dar sfogo alla nostra creatività, o semplicemente di divertirci. Tutto considerato, la mia maggiore soddisfazione, oggi, è questa: la libertà che i computer Apple hanno procurato a tanta gente.
Una cosa è certa: l'uso del Personal computer può essere divertente ed affascinante. Se ne avete uno, probabilmente, lo sapete già. Se invece accarezzate l'idea di comprarvi un Apple //c, è bene che sappiate che sarà una grande festa.

Per chi volesse sapere di quale computer sta parlando "Woz", basta leggere questa pagina. Si tratta di una macchina con 128 kB di RAM, espandibili fino ad 1 MB.

martedì 2 aprile 2013

802.1x su Catalyst 3750 utilizzando daloRADIUS

In questo tutorial viene descritta dapprima la procedura di installazione e configurazione di un server RADIUS, e successivamente il suo impiego per l'autenticazione di host collegati ad un Catalyst Cisco serie 3750 (multilayer switch). Il server RADIUS utilizzato è una implementazione di FreeRADIUS, denominata daloRADIUS, che fornisce dei semplici meccanismi di autenticazione configurabili da interfaccia web. L'intero sistema è scritto in PHP e JavaScript ed è dotato di un database abstraction layer che consente di impiegarlo con i backend maggiormente diffusi: MySQL, PostgreSQL etc. 

Installare daloRADIUS su ESXi


Tutte le informazioni sul progetto sono reperibili all'indirizzo www.daloradius.com, compresa la virtual appliance pacchettizzata in formato OVA (Open Virtualization Archive). Per effettuare il deploy su un Hypervisor VMWare ESXi (nel mio caso versione 4.1) è necessario innanzitutto modificare il file .ovf interno al pacchetto OVA, descrivendo correttamente l'hardware utilizzato, come riportato nella procedura seguente:

Download del pacchetto OVA

Cliccando su questo link, raggiungibile anche dal sito www.daloradius.com, si può scaricare la versione corrente (ultimo aggiornamento settembre 2012) dell'appliance virtuale che nel mio caso ho copiato nella directory /home/marco/daloRADIUS del mio client Linux.

Modifica del contenuto del pacchetto OVA

Affinché il pacchetto OVA possa essere installato su un server VMWare ESXi (nel mio caso versione 4.1) è necessario modificarne il contenuto, e precisamente il file .ovf (Open Virtualization Format) per rappresentare correttamente l'hardware impiegato.

1. estrarre il contenuto del pacchetto OVA, tramite il seguente comando:

#marco@eulero ~/daloRADIUS tar xvf daloRADIUS\ VM.ova

che crea i seguenti file:

daloRADIUS VM-disk1.vmdk
daloRADIUS VM.mf
daloRADIUS VM.ova
daloRADIUS VM.ovf

2. Editare il file daloRADIUS VM.ovf:

#marco@eulero ~/daloRADIUS vim daloRADIUS\ VM.ovf

sostituendo

<vssd:VirtualSystemType>virtualbox-2.2</vssd:VirtualSystemType>

con

<vssd:VirtualSystemType>vmx-07</vssd:VirtualSystemType>

ed inoltre il seguente Item:

<Item>
    <rasd:Address>0</rasd:Address>
    <rasd:Caption>sataController0</rasd:Caption>
    <rasd:Description>SATA Controller</rasd:Description>
    <rasd:ElementName>sataController0</rasd:ElementName>
    <rasd:InstanceID>5</rasd:InstanceID>
    <rasd:ResourceSubType>AHCI</rasd:ResourceSubType>
    <rasd:ResourceType>20</rasd:ResourceType>
</Item>


con questo:

<Item>
   <rasd:Address>0</rasd:Address>
   <rasd:Caption>SCSIController</rasd:Caption>
   <rasd:Description>SCSI Controller</rasd:Description>
   <rasd:ElementName>SCSIController</rasd:ElementName>
   <rasd:InstanceID>5</rasd:InstanceID>
   <rasd:ResourceSubType>Lsilogic</rasd:ResourceSubType>
   <rasd:ResourceType>6</rasd:ResourceType>
</Item


3. Ricalcolare l'hash del file daloRADIUS VM.ovf con il seguente comando:

#marco@eulero ~/daloRADIUS sha1sum daloRADIUS\ VM.ovf

e sostituire il valore calcolato nel file daloRADIUS VM.mf (manifest) nella riga che riporta la direttiva

SHA1 (daloRADIUS VM.ovf)= #VALORE CALCOLATO con sha1sum#

4. Ricreare il pacchetto OVA, dopo aver cancellato il file daloRADIUS VM.ova, tramite il seguente comando:

#marco@eulero ~/daloRADIUS ovftool daloRADIUS\ VM.ovf daloRADIUS\ VM.ova

A questo punto il pacchetto OVA è pronto per il deploy su ESXi: nel mio caso ho utilizzato l'apposita procedura prevista nel client VMWare VSphere Client (Deploy OVF Template...)

Configurazione minimale daloRADIUS


Dopo il deploy della virtual appliance su ESXi è possibile avviare la macchina virtuale che, dopo aver assunto un indirizzo IP mediante DHCP (è possibile, e ovviamente preferibile, configurarlo staticamente), è completamente configurabile via web aprendo la pagina http://<INDIRIZZO_IP_ASSEGNATO>, come mostrato dalla figura seguente:


Per tutte le informazioni relative alle password di default e alla configurazione di dettaglio di daloRADIUS si rimanda alla guida di amministrazione, scaricabile da questo link. Aggiungiamo semplicemente un utente, cliccando su "daloRADIUS Platform" per verificare successivamente l'autenticazione tramite protocollo dot1x su Catalyst Cisco.

Configurazione 3750 per autenticazione 802.1x


Fonte: www.cisco.com
Di seguito l'elenco dei comandi da impartire allo switch per abilitare l'autenticazione dot1x su server RADIUS che, nel mio caso, è stato configurato con l'indirizzo IP statico 192.168.0.98/24 e password pass123:

1. Abilitare AAA:

Switch(config)# aaa new-model

2. Definizione di un server RADIUS esterno:

Switch(config)# radius server host 192.168.0.99 key pass123

3. Definizione di un metodo di autenticazione per 802.1x:

Switch(config)# aaa authentication dot1x default group radius

4. Abilitazione di 802.1x sullo switch:

Switch(config)# dot1x system-auth-control

5. Configurazione della porta che adotterà l'autenticazione 802.1x

Switch(config)# interface Gi1/0/2
Switch(config)# dot1x port-control auto

Il comportamento di default delle porte dove è abilitata l'autenticazione 802.1x è force-authorized, ovvero lo switch è forzato ad autorizzare il traffico di qualunque client si connette, mentre la direttiva auto (come nel mio caso), obbliga il client ad autenticarsi, mediante opportuna applicazione e/o configurazione.

6. Salvataggio della running-config

Switch# copy running-config startup-config

martedì 11 settembre 2012

Cicloraduno "Io sto con Telethon" 2012


In bici per essere d'aiuto e sostenere chi lotta contro la malattia. Torna per il sesto anno consecutivo la ciclo passeggiata e il ciclo raduno "IO STO CON TELETHON". La manifestazione sportiva umanitaria, con il Patrocinio del Comune di Palestrina, è organizzata dalla sezione ciclistica dell'Università di Tor Vergata per raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica sulle malattie genetiche e la distrofia muscolare, un impegno che oramai Telethon porta avanti, con risultati straordinari, da più di vent' anni.

Leggi il comunicato completo sul sito del Comune di Palestrina.

martedì 21 agosto 2012

Sea Sunrise


Calabria, Bovalino Marina, poco dopo le sei del mattino: non mi definisco un vero e proprio amante del mare, ma spettacoli come questo me lo fanno apprezzare sotto - per l'appunto - una luce diversa. Inoltre, la spiaggia era deserta e mancavano i rumori (leggi chiasso) tipici di una giornata estiva.

Per fortuna eravamo accampati a poche decine di metri dalla spiaggia, quindi non ho dovuto fare la solita alzataccia, necessaria se si vuole arrivare prima del sorgere del sole, quando il cielo inizia a colorarsi con toni di rosso, arancione, blu, quasi come se un pittore immaginario si stesse divertendo con la sua tavolozza.

La barca, che si interpone tra il punto di ripresa ed il sole nascente, fornisce l'elemento di rottura dello scatto che, altrimenti, sarebbe risultato "piatto".

giovedì 12 luglio 2012

Ritorno al passato - Chinon CM-4

Qualche giorno fa ho ricevuto in prestito una vecchia reflex analogica 35mm, la Chinon CM-4 prodotta a partire dal 1980, che vedete nella foto di seguito (fonte: www.thecamerasite.net).
I comandi a disposizione sono ridotti allo stretto indispesabile: non ha l'autoscatto (introdotto nel modello CM-4s), non ha la compensazione dell'esposizione, non ha la preview della profondità di campo, non ha alcun tipo di gestione delle priorità né - tantomeno - alcuna impostazione automatica...ma ha l'ineguagliabile fascino del vintage e del controllo totalmente manuale dei parametri di scatto. L'unica agevolazione è la presenza di un esposimetro TTL (Center weighted, con misurazione a prevalenza centrale) che, attraverso tre led posti esternamente a sinistra del mirino, indica se la scena ripresa è esposta correttamente o meno. L'esposimetro e i led hanno bisogno di due batterie a bottone tipo LR44 che si innestano nella parte inferiore del corpo macchina. La velocità dell'otturatore può variare da 1s a 1/1000s, ed è possibile utilizzare la posa "B". Il mirino ha una copertura del 92%. La sensibilità della pellicola può essere impostata da 25 a 1600 ASA. L'apertura del diaframma invece è gestibile dall'apposita ghiera degli obiettivi compatibili, che devono avere innesto K-Mount (Pentax). La semplicità costruttiva e la mancanza di fronzoli si traducono anche in leggerezza: il corpo macchina ha un peso di soli 455 grammi.

Il funzionamento dell'esposimetro TTL tramite i tre led posti a fianco del mirino è semplice ed intuitivo; se si accende la luce rossa in alto stiamo sovraesponendo, se si accende la luce rossa in basso stiamo sottoesponendo, se si accende la luce verde al centro la scena è correttamente esposta. Di quanti stop sia la sotto o sovra esposizione non è dato saperlo, ma con un pochino di pratica e soprattutto guardando il risultato finale stampato si riescono ad effettuare le regolazioni per ottenere risultati soddisfacenti.

Ho ricevuto in dotazione anche queste ottiche:

  • 50mm f/1.9 (Chinon), quello che si vede montato in figura
  • doppia focale 28mm f/3.5 - 35mm f/3.8 (Soligor)
  • 80-200 f/4.5 (Mitakon)

Sto utilizzando prevalentemente il 50mm per ritratti, è una lente molto luminosa che consente di realizzare ottimi sfocati con profondità di campo ridotta. Sono nato con la fotografia analogica (Zenit, Polaroid, Nikon), ora sono prevalentemente digitale (Nikon), ma domani - chissà - potrei tornare alle origini!

Nella borsa della fotocamera c'era anche un rullino Kodak Gold 100, che andava sviluppato entro ottobre 2006! Vediamo cosa esce fuori.

Cenni storici e dati tecnici

Manuale di istruzioni

giovedì 17 maggio 2012

Aggiornamento Nagios 3.3.x -> 3.4.x



Di seguito riporto la (semplicissima) procedura di aggiornamento del sistema di monitoraggio Nagios dalla versione 3.3.x alla 3.4.x, prendendo come base il sistema operativo Ubuntu Linux 10.04.4 LTS.

Attenzione: la procedura descritta è valida anche per l'aggiornamento dalla versione 3.4.x alla 3.5.x (testata su Ubuntu Linux 10.04.4 LTS).

1. effettuare il backup dell'intera cartella Nagios che, nel mio caso, è situata in /usr/local/nagios/:

# sudo cd /usr/local/
# sudo tar cvfz nagios.tgz nagios/

2. scaricare il .tar.gz dell'ultima versione di Nagios da http://www.nagios.org/download/, ad oggi la 3.4.1, ed estrarne il contenuto, ad esempio nella root di sistema:

# sudo cd /root
# sudo tar xvfz nagios-3.4.x.tar.gz

3. il comando precedente ha come effetto la creazione della cartella nagios, nella quale dobbiamo entrare e lanciare lo script di configurazione di Nagios:

# sudo cd /root/nagios
# sudo ./configure --with-command-group=nagcmd 

4. compiliamo il codice sorgente di Nagios, sempre rimanendo nella cartella /root/nagios:

# sudo make all

5. installiamo il codice appena compilato:

# sudo make install

6. dopo l'installazione, è necessario verificare che il precedente file di configurazione sia ancora valido, tramite il comando seguente:

# sudo /usr/local/nagios/bin/nagios -v /usr/local/nagios/etc/nagios.cfg

7. infine, riavviamo il servizio:

# sudo service nagios restart

Ci sono momenti, luoghi...

...in cui ogni parola è di troppo. 19 agosto 2012, poco dopo le 7 del mattino, Monte Nuria (RI).